Environmental Translations
from English and French into Italian
This website has been created by Giuseppina Manfredi,
an Italian freelance linguist (Manfredi Traduzioni)
who is very passionate about environmental issues.
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"We do not inherit the earth from our ancestors,
we borrow it from our children."
Native American Proverb
Elementi tossici negli abitacoli delle auto
Luce e calore corresponsabili dell'inquinamento tossico all'interno delle auto
Gli studi condotti negli ultimi anni su larga scala dimostrano come l'inquinamento dellaria in ambienti confinati (Indoor air pollution) quali uffici e abitazioni private, assurga a livelli in alcuni casi preoccupanti, tanto da indurre l'edilizia a riconsiderare, oltre a molti degli aspetti del design, anche la scelta dei materiali. Alla lente d'ingrandimento, sono però ampiamente sfuggiti gli insidiosi interni delle auto, dove i rischi per la salute sono costantemente in agguato e dove la maggior parte degli americani trascorre in media 1 ora e mezza al giorno del proprio tempo.
Calore e luce ultravioletta: le due concause dellinquinamento negli abitacoli
Eppure, l'11 gennaio 2006, l'organizzazione ambientale Ecology Center con sede nel Michigan, ha pubblicato un reportage dal titolo Toxic at Any Speed: Chemicals in Cars and the Need for Safe Alternatives, sulla tossicità rilevata all'interno delle auto per la presenza di agenti chimici e la necessità di ricorrere ad alternative non nocive per la salute. In questo ulteriore reportage, i ricercatori espongono con minuzia le modalità con cui il calore e la luce ultravioletta siano in grado di innescare negli abitacoli il rilascio di numerosi agenti chimici correlato a difetti congeniti, nascite premature, deficit di apprendimento e tossicità epatica, per non citare altri gravi problemi di salute.
Eteri di difenili polibromurati (o PBDE, spesso impiegati come additivi ignifughi) e ftalati (additivi utilizzati per ammorbidire la plastica) ne sono i primi responsabili. Parte delle imbottiture dei sedili, poggiabraccia, rivestimenti del fondo dell'auto e alcune parti in plastica presenti nella maggior parte degli abitacoli: qui si annidano gli agenti chimici che, veicolati dalla polvere in circolo, vengono facilmente introdotti, per inalazione o ingestione, nell'organismo di conducenti e passeggeri. In estate, i rischi si moltiplicano per via della temperatura degli abitacoli, che può raggiungere gli 88° C.
Per gli automobilisti: come ridurre i rischi di inquinamento nell'abitacolo
Gli automobilisti possono ridurre i rischi abbassando i finestrini, parcheggiando l'auto all'ombra e munendosi di parasole interni. L'Ecology Center (centro californiano per la promozione di pratiche quotidiane sostenibili), intanto, esercita pressioni sui fabbricanti di veicoli affinché cessino in primo luogo di utilizzare agenti chimici così dannosi. Non possiamo più contare solo sulle cinture di sicurezza e sugli airbag per essere sicuri nelle nostre auto, sostiene Jeff Gearhart, responsabile della campagna Clean Car (auto pulita) ideata dall'Ecology Center e co-autore del reportage. Dalle nostre ricerche emerge che le automobili sono come reattori chimici che rilasciano tossine ancora prima di mettere in moto. Esistono alternative più innocue rispetto a questi agenti chimici e, con molta probabilità, le aziende innovative che per prime le elaboreranno, saranno premiate dai consumatori.
Alla Volvo, il primato degli indici di inquinamento più bassi.
Per la stesura del reportage, l'Ecology Center ha campionato sia film protettivi per parabrezza che polvere provenienti da modelli risalenti al quinquennio 2000-2005 creati da 11 costruttori di punta. La Volvo ha riportato i livelli di ftalati più bassi e il secondo livello più basso di PBDE che si sia registrato, diventando così lindustria leader nella qualità dellaria allinterno dell'abitacolo. La Volvo vanta inoltre le politiche più rigorose in fatto di eliminazione progressiva di questi agenti chimici. Altri costruttori rivendicano la soppressione di alcuni PBDE e di ftalati. La Ford, ad esempio, dichiara di aver eliminato i PBDE dalle parti interne con cui potenzialmente entrano in contatto i clienti. La Honda annuncia di aver eliminato la maggior parte del PVC con ftalati. Gli altri costruttori testati sono: BMW, Chrysler, GM, Hyundai, Mercedes, Subaru, Toyota e Volkswagen.
Serve dunque la messa al bando, da parte del governo americano, degli agenti chimici responsabili dell'inquinamento dell'aria in ambienti confinati?
L'agenzia statunitense di protezione ambientale (U.S. Environmental Protection Agency) stima che l'inquinamento dell'aria in ambienti confinati sia tra i primi cinque rischi ambientali per la salute pubblica, e il timore principale dell'Ecology Center è che il livello delle concentrazioni di PBDE nell'abitacolo delle auto sia quintuplo rispetto a quello presente nelle abitazioni e negli uffici. L'organizzazione chiede al governo degli Stati Uniti di bandire l'uso di PBDE e ftalati più nocivi in qualunque ambiente confinato, assicurandosi anche il supporto di vari membri del Congresso interessati a porgere una mano per la stesura di leggi mirate.
Source:
Toxic at Any Speed: Indoor Air Pollution Inside Your Car
La BP accusata dell'uccisione di tartarughe marine in estinzione durante le operazioni di ripulitura.
Pressione degli ambientalisti all'amministrazione Obama: la BP cessi la pratica degli incendi indotti per smaltire il petrolio fuoriuscito nel Golfo del Messico
Tartarughe marine in via d'estinzione e altre specie acquatiche catturate in incendi controllati di un'estensione di poco superiore al migliaio di chilometri quadri, vengono arse vive nel corso di operazioni di contenimento del petrolio riversatosi per la rottura di un pozzo della BP nel Golfo del Messico. È quanto confermato dall'amministrazione Obama nella giornata di ieri.
L'uccisione di tartarughe già a un passo dall'estinzione ha indignato gli ambientalisti, compromettendo ulteriormente la posizione della BP di fronte alla legge.
Le organizzazioni ambientaliste esigono che la compagnia petrolifera cessi di bloccare i soccorsi prestati alle tartarughe e premono sull'amministrazione degli Stati Uniti affinché arresti le operazioni incendiarie e valuti l'opportunità di accusare la BP e i relativi imprenditori del massacro di specie in via d'estinzione perpetrato nel corso delle operazioni di ripulitura dell'area. Arrecare danni a una tartaruga marina, o ucciderla, può costare fino a 50.000 dollari, l'equivalente di poco meno di 40.000 euro.
"Vanno imputati di un atto crudele e criminale", sentenzia Carole Allen, a capo del progetto di recupero delle tartarughe marine presso l'ufficio del Golfo. "Finché non saranno giunte sul posto le squadre di ricerca delle tartarughe, non deve essere indotto nessun altro tipo di incendio."
L'amministrazione Obama, che conferma le stragi, ha dichiarato che la BP aveva l'ordine di evitare le tartarughe. "Secondo i protocolli, gli incendi controllati vengono preceduti dalla ricerca della flora e della fauna selvatiche", così si è espresso un portavoce dell'Amministrazione nazionale oceanica e atmosferica (Noaa). "Prendiamo queste cose molto seriamente".
Questa settimana, l'agenzia ha assegnato un solo sorvegliante di tartarughe alle navi che procurano gli incendi, ma gli scienziati del Governo stanno facendo pressioni affinché intervengano più esperti di flora e fauna per tentare di salvare gli animali prima che vengano appiccati gli incendi o prima che vengano convogliati nelle aree destinate ai roghi.
"Non pretendiamo certo di restare incolumi mentre, alla ricerca delle tartarughe, ci portiamo su un'area interessata dagli incendi, ma vorremmo poter accedere alle zone in cui sospettiamo che questi animali si trovano," ha dichiarato Blair Witherington, scienziato ricercatore che si occupa di tartarughe marine presso l'istituto di ricerca sulla fauna selvatica e ittica della Florida.
Com'è noto, secondo la Noaa nella zona interessata dalla fuoriuscita del petrolio dal 30 aprile 2010 si sono registrati 425 decessi di tartarughe.
A parere degli ambientalisti le perdite potrebbero mettere a repentaglio la sopravvivenza a lungo termine delle testuggini. Sotto stretta minaccia, le cinque specie di tartarughe rinvenute nel Golfo, con la Kemp's Ridley in testa.
Ma in un video su YouTube, Mike Ellis, skipper di Venice in Louisiana, accusa la BP di aver scacciato un'imbarcazione di ambientalisti impegnati nei tentativi di soccorso delle tartarughe invischiate in alghe e petrolio a poche migliaia di metri dalla fuoriuscita.
"Ci hanno fatto allontanare e hanno bloccato il nostro intervento" ha dichiarato Ellis.
Nelle belle giornate poco ventose, la BP mette in atto fino a una dozzina di "incendi controllati", trasformando in roghi vaste distese di superficie oceanica all'interno di un'area circoscritta da barriere ignifughe galleggianti.
Secondo i biologi, questi incendi sono fatali per le tartarughe in giovane età, poiché il petrolio e il sargasso, le coperture di alghe marine fonte di sostanze nutritive per le meduse oltre che per una serie di altri animali, si concentrano negli stessi luoghi. Il sargasso è inoltre una zona di caccia perfetta per le tartarughe che, non ancora adulte, non sono abbastanza sviluppate da poter immergersi nel fondo oceanico per procacciarsi il cibo.
All'entrata in azione della BP, il destino delle tartarughe è segnato. "Quelli della compagnia petrolifera trascinano una barriera galleggiante tra due barche per la pesca di gamberetti e, qualunque cosa vi resti imbrigliata, viene bloccata e data alle fiamme. Una volta che le tartarughe si ritrovano all'interno dell'area circondata, non hanno scampo," ha dichiarato Ellis.
Gli ambientalisti si rammaricano del fatto che l'insieme di sargasso e petrolio sia la migliore opportunità di trovare tartarughe giovani prima che queste soccombano: purtroppo può risultare fatale.
"Quando respirano e affiorano in superficie, prendono una boccata d'aria e assumono una sostanza tossica molto simile alla colla per carta da parati," così John Hewitt, direttore di scienze animali presso l'acquario di New Orleans. "Se non le rimuoviamo per ripulirle, probabilmente ne firmiamo la condanna a morte dopo tre o quattro giorni".
Da quando si è verificata la fuoriuscita, presso l'acquario ci si è presa cura di 90 tartarughe marine, eliminando il petrolio dai gusci con l'aiuto di spazzolini da denti e ripulendole del liquido vischioso.
Anche prima degli incendi, la sopravvivenza a lungo termine delle tartarughe marine era stata minacciata da due mesi di attività del pozzo a eruzione spontanea del Golfo.
"Questa è la peggior calamità mai vista per le tartarughe marine," secondo David Godfrey, direttore esecutivo dell'organizzazione per la tutela delle tartarughe di mare Sea Turtle Conservancy. "Questa è proprio la sede di riproduzione delle tartarughe marine dell'emisfero occidentale. "La minaccia alle stesse potrebbe persistere ben oltre la copertura del pozzo petrolifero. Lo sversamento di petrolio sta trasformando ampie distese del Golfo in zone morte, uccidendo meduse, granchi e strombi, elementi primari nell'alimentazione degli esemplari adulti.
Gli ambientalisti sono altresì preoccupati per la sopravvivenza della futura generazione di tartarughe Caretta caretta, in procinto di risalire litorali pesantemente colpiti dal petrolio per l'inizio del periodo di nidificazione. "Il loro destino è segnato" ha dichiarato Godfrey, la cui organizzazione è impegnata nella stesura di progetti per il rilevamento di circa 1.000 nidi, ossia di 100.000 uova, nelle aree di nidificazione della Florida occidentale, cui segue il trasferimento in incubatoi che possano preservarne l'incolumità. Così Godfrey: "È la soluzione presa in extremis per salvare 100.000 giovani esemplari di tartarughe marine". "Ogni singola tartaruga deve sopravvivere".
BP accused of killing endangered sea turtles in cleanup operation
In Europa, 10 000 Primati sacrificati invano per la ricerca in campo neurologico
È possibile fare a meno degli esperimenti sui Primati per la ricerca in campo neurologico? La risposta è Sì! Ce lo dimostra André Ménache, medico veterinario, in un rapporto pubblicato da One Voice.
Finirla con la sperimentazione animale è una delle principali battaglie ingaggiate da One Voice. Da anni, l'associazione si fa portavoce di milioni di animali martoriati e sacrificati in nome della scienza. Non solo perché nel 21° secolo soprattutto la tecnologia propone fantastici scenari di progressi tecnologici, ad esempio con gli esperimenti in vitro o con le tecniche non invasive di diagnostica per immagini, ma anche perché gli esperimenti condotti sugli animali «sono scientificamente confutabili», come dimostrato di recente da André Ménache in un rapporto dedicato alle sperimentazioni effettuate sui Primati per la ricerca in campo neurologico.
Differenze marcate
Il veterinario, anche direttore esecutivo di Antidote Europe, ricorda anzitutto una verità scientifica: il cervello umano differisce notevolmente da quello dei Primati non umani, sia anatomicamente che funzionalmente. Ad esempio, «la superficie della corteccia umana è 10 volte quella della scimmia, un neurone umano crea tra 7.000 e10.000 sinapsi (collegamenti), mentre nella scimmia Rhesus questo numero si aggira tra 2.000 e 6.000... » In più, a cominciare da esempi scelti delle malattie neurologiche più «mediatiche» del momento, come il morbo di Alzheimer e di Parkinson, l'autismo e altre, avallati dalle molteplici proposte avanzate da numerosi esperti in materia, André Ménache traccia il bilancio scientifico di vari decenni di ricerche condotte sui Primati.
Fallimento del modello animale
Risultato: il pesante tributo pagato alla causa scientifica dai nostri parenti lontani come macachi, uistitì e altri lemuri è stato praticamente vano. Quel che è peggio, quanto ci è stato talvolta propinato come ulteriore progresso era già in via di sperimentazione sull'uomo da quarantanni. Parliamo in particolare del ricorso alla stimolazione cerebrale profonda nel morbo di Parkinson. A parere di un gruppo di famosi scienziati, per decenni la uistitì è stata inutilmente sfruttata nella ricerca sulla prevenzione degli accidenti cerebrovascolari (AVC). Parimenti, le ricerche condotte sul morbo di Alzheimer provano il «fallimento colossale del modello animale». Il che non stupisce affatto la Dott.ssa Kellie Heckman, che reputa le ricerche svolte sul microcebo, piccolo lemure, delle «distorsioni del progresso». Ad esempio, l'animale è molto sensibile ai cicli di luce, e un'alterazione di questi ultimi può provocarne l'invecchiamento precoce.
Negli animali, anche la cattività e le condizioni di reclusione potrebbero contribuire allo sviluppo anomalo del cervello. Quel che è vero per il microcebo si applica altresì agli altri Primati non umani. Sottrarre gli animali al proprio ambiente naturale e condannarli a una vita priva di arricchimenti ambientali e di interazioni sociali necessarie al loro sviluppo porta a condurre le ricerche su animali affetti da disturbi comportamentali. Persino i ricercatori che si avvalgono degli animali per i loro studi riconoscono gli effetti e i sintomi estremamente negativi indotti da separazione dal nucleo familiare, isolamento e noia, che vanno ad aggiungersi al dolore e alle sofferenze inflitti a questi animali in sede di sperimentazione. Alcuni di quei ricercatori sono anche attori di quel conflitto morale che viene a sorgere con la sperimentazione sui Primati.
La promessa tecnologica
Sia sul piano etico che scientifico, non vi è più nulla che giustifichi il perpetrarsi di questi esperimenti. Secondo alcuni sondaggi, l'80 % dei cittadini dell'Unione Europea si è d'altronde pronunciato contro «praticamente tutti gli esperimenti sui Primati». In neurologia esistono oggi molteplici alternative alla sperimentazione animale, come ricorda la Dott.ssa Aysha Akhtar, medico e ricercatrice nel campo delle neuroscienze, citando tra le altre «la diagnostica per immagini e alcuni strumenti neurofisiologici per la cartografia e la comprensione del funzionamento del sistema visivo e di altri sistemi neurologici umani». O ancora il docente di diagnostica per immagini Paul Furlong, che parla ad esempio delle «reali opportunità offerte dalla magnetoencefalografia (MEG) e dalla diagnostica per immagini con risonanza magnetico funzionale (Irmf)». A queste si potrebbero aggiungere l'elettroencefalografia (EEG) e anche la tomografia a emissione positronica (PET).
L'esempio del modello giuridico svizzero
È altrettanto vero che la legge non è stata al passo con l'evoluzione della società e con il progresso delle conoscenze. L'Europa ha ceduto di recente alle lobby a favore della sperimentazione animale senza riesaminare, in occasione della revisione della Direttiva europea 86/609 CEE, le condizioni di autorizzazione e controllo degli esperimenti condotti sugli animali. Così, nell'Unione Europea si potrà continuare a sacrificare circa 10.000 Primati l'anno senza eseguire alcun esame preliminare per stabilire se esista o meno un metodo che non ne preveda l'impiego. Gettando uno sguardo sulle nostre frontiere, la posizione assunta nel merito dalla Svizzera offre un esempio da emulare. Per la legge svizzera, infatti, prima di accordare l'autorizzazione all'esecuzione di un esperimento, è obbligatorio valutarne i vantaggi che ne trarrebbe la società in rapporto alle sofferenze inflitte agli animali. È stato così che nel 2009 l'Alta corte di Zurigo ha vietato due esperimenti previsti su alcuni macachi. Nello stesso cantone, i permessi accordati ai fini della sperimentazione animale sono suscettibili di contestazione da parte di un comitato consultivo di esperti estraneo all'esperimento, il che garantisce non solo l'autonomia decisionale ma anche il confronto delle idee.
L'arma legislativa
A parere dell'autore del rapporto «gli argomenti scientifici a sfavore degli esperimenti sui Primati hanno già vinto. Ora si tratta di ingaggiare una guerra mediatica per guadagnare il sostegno dell'opinione pubblica». E il terreno di scontro sarà quello giuridico. Sebbene lungi dal tutelare la «dignità degli animali», la legislazione europea consente di opporsi a un esperimento su un animale dal momento in cui «è possibile ottenere dati equivalenti con un metodo che non ne preveda l'utilizzo». Tutti coloro i quali difendono l'idea di una scienza rispettosa degli esseri viventi devono quindi cogliere ogni occasione «per sfruttare appieno questo progresso intervenuto sul piano giuridico». La divulgazione dell'informazione e l'accensione dei riflettori sul dibattito che divide il mondo scientifico contribuiranno sicuramente a mettere in discussione il modello animale, nonché a portare alla promulgazione di leggi che sanciscano nuovi diritti per gli animali in genere e per i Primati in particolare. Con la pubblicazione di questo rapporto, One Voice scende in campo per disputare questa guerra.
Source
10 000 primates sont sacrifiés inutilement dans la recherche en neurologie en Europe