Silvio Blues é la storia di un autocrate che all'apogeo della sua potenza decide di abbandonare tutto per ridiventare chanteur de charme come in giovinezza.
Alla morte della madre, subentra nel protagonista una crisi irrimediabile che lo porterà a mettere tutto in discussione. La moglie, il fantasma della madre, i suoi nemici politici, ma anche il suo angelo custode, saranno coloro che lo confronteranno con la sua esistenza e il suo passato. L'unico che non lo tradirà sarà Fedele, il suo braccio destro e pianista.
La guerra che il protagonista muoverà non sarà più diretta all'esterno di sé ma contro i suoi demoni interiori. Sperimenterà la sua follia come strumento ultimo di rottura, mettendo in questione il mondo che fu il suo fino al crollo totale. Il suo unico desiderio é ormai… cantare.
Chi sono io? Io ero Silvio, io ero Cristo, io ero Napoleone, io ero anche Nerone! Ero la panacea di un popolo di codardi.
Ero un uomo sequestrato dall’idea di altri uomini, io stesso schiavo tra gli schiavi, scellerato incensato da ebeti, fanfarone adulato sotto il sole catodico del Mediterraneo… Oggi non sono più! Lui è un altro!
La polvere negli occhi si è dispersa nel vento, io rigetto tutto ciò che ho avuto, riprendo in mano la mia vita, dritto, in piedi… E il mio pene supremo, me lo strappo e ve lo offro, come strappo i bottoni d’oro dei miei blazer e ve li offro, i leccaculo ve li regalo e le avide puttanelle, anche quelle, ve le regalo! Perché oggi io soffoco l’odio e la violenza sotto la potenza aerea del mio petto che canta… libero!
Al momento, tu lecchi la mia arma con la tua saliva di servo. Quando eravamo al potere, te la tiravi stile finanza anglosassone con il completino gessato e una pollastrella per il pompino domenicale. Al momento, attraverso la tua paura tangibile, sento tutta la ripugnanza per questo popolo di vigliacchi, di codardi. Quando eravamo noi a far scintillare la lama del potere, a decretare il bene e il male, sei stato perfino sedotto dalla moderazione. Al momento, non c’è nient’altro in gioco che la tua miserabile esistenza, una leggera pressione del mio dito e… Schiocca le dita dell'altra mano. Ma tu, come dicono in Sicilia, tu nun vale u’ piummu. Non meriti neanche di essere ucciso! Basta! Suona, adesso!
Che tristezza! Ci credereste voi? Dopo essere stato il CAVALIERE, ora vivacchia in questo locale pulcioso cantando come una vecchia checca… Alzando la voce. Non gli ho mica pulito il culo per assistere a un tale spettacolo, io! Questo stesso culo che avevo sistemato su un trono soffice soffice come velluto… Che schifezza! Pater Patriae come il divino Augusto e la patria, l’Italia… Non so’ se afferrate… La pacchia, guaglio’! La bella vita! Il potere senza massacro e senza condivisione nel paese dove i gattopardi crepano sempre nel loro letto, dove il popolo non ha mai deciso niente, neanche quando aveva il viso spalmato di merda.
Questo paese di santi, poeti e navigatori dove non c’è più bisogno del frustino o dell’olio di ricino per fondare una dinastia. Basta appena la sembianza di un governo e l’affare è concluso… i quattrini a bizzeffe!
Se penso a quanto eravamo felici… vacche grasse tutti i giorni! Questo culo che avevo strofinato per tanti anni, un paese intero sgomitava per leccarlo. Anche coloro che in pubblico ci biasimavano, dietro le quinte si affrettavano a dargli il bacettino…
Oggi, la maggior parte dei tuoi amici si sono già risistemati al calduccio e il popolo è passato a un altro padrone con la sua secolare indifferenza, se si esclude qualche nostalgico che evoca ancora la memoria del grand’uomo. I picchiatori, gli stessi che hai tirato fuori dal loro ghetto virile, sono diventati dei liberali e hanno occupato il tuo posto. Le tue televisioni tacciono. L’epoca è diventata prude e virtuosa. La rivoluzione non ha più bisogno di te. L’alloro è andato in fumo, Silvio! Ed io ho elaborato il lutto… Sono sola, ormai…
Ho ascoltato le sirene della liberazione, esaltata dal totalitarismo uterino. Tu incarnavi il grande pene, papà! Capisci? Io dovevo diventare adulta. L’ordine patriarcale aggiunto alla potenza politica… tu eri l’uomo bianco, eterosessuale, cattolico, il grande padrone e il grande stupratore, papà!
Tu hai sempre considerato le mie aspirazioni come volubili velleità. A che pro tutti questi soldi, mi dicevo, se siamo incapaci di amare, di guardare, di comprendere. Il tuo denaro era l’attributo fallico per eccellenza, papà! Io volevo castrarti! Volevo liberarmi da te. Io dovevo liberarmi da te!
Sono stanco, cazzo! Per secoli, siamo stati i temibili ministri di Dio, vestiti di apparenze infinite. Per secoli, abbiamo seminato il panico e annunciato le catastrofi facendo rabbrividire lo spettatore ignaro…
Da un po’ di tempo, qualche secolo in verità, niente più spade fiammeggianti, né uomini che al nostro passaggio crollano col grugno per terra. Faccia un giretto per le chiese di Roma, siamo grassottelli e maliziosi, coi sederini tutti incipriati…
Presidente esimio della Corte, signore e signori, l’imputato qui presente è accusato delle seguenti violazioni : crimini contro l’etica e l’estetica avendo instaurato un mondo edificante, il suo, incompatibile con il bello, il buono e il giusto. Crimini contro la verità, avendo innalzato la menzogna a imperativo categorico. Crimini contro il gusto, avendo imposto a una nazione intera i suoi completi atroci, i suoi trapianti cutanei e i suoi ridicoli lifting. Crimini contro la salute mentale, avendo trasformato ogni sua personale patologia in pubblica virtù… Ma soprattutto, sarà giudicato per la sua avidità! Per aver voluto troppo, per aver preteso l’amore di tutti…
Bando alle ciance! Adesso é giunto il momento di spogliarsi e di mettersi al letto…
Silvio: Benché fossimo il cuore, il cervello del paese e la sua anima eterna, un bel giorno il vento gira. Ci si ritrova nudi tra schiere di nemici. E' la resa! Ore crudeli! Ore in cui si ha paura del popolo vorace, in cui si avverte il vuoto gelarti le ossa.
Fedele: Gli da il cambio. Mio Dio, che periplo! Abbiamo sloggiato evitando mandrie di bestie rabbiose. Cani assetati di sangue che volevano la sua pelle liftata da rivendere come reliquia. Ci siamo dati alla macchia, nascosti dietro occhiali neri, sfidando frotte di vigliacchi accorsi con le monetine e la bava alla bocca.
Mia madre è morta un lunedì di crisi cardiaca. Orchestrai la sua scomparsa come un vasto spettacolo. Per lei, pretesi i funerali di stato e la loro ritrasmissione in diretta sulle mie televisioni a reti unificate.
In termini di comunicazione, il suo decesso fu un immenso successo. La mia popolarità schizzò alle stelle. Ero unto dal popolo. Tra me e lui non c'era più separazione. Ero onnipotente!
Eppure, dietro i tratti corrucciati del mio viso, un sentimento nuovo cresceva impetuoso: l'insicurezza. Il paese era ai miei piedi e la voglia di abbandonare tutto invadeva la mia anima come lava di vulcano. Avevo un solo desiderio: cantare! Davanti al parlamento riunito, durante una riunione dei ministri, di fronte le telecamere un unico desiderio: cantare.
Signore e signori, buonasera! L’ora è grave. Questa sera è una prima assoluta nella storia della Nazione. Procederemo insieme all’esame del potere di colui che ci ha governato per quasi vent’anni. Pur reclamando di essere un figlio del popolo e pretendendo di parlare in suo nome, ha contribuito in maniera forse irrimediabile al suo rimbecillimento. Questa sera dallo stesso popolo sarà giudicato!
Cercheremo inoltre di capire in che modo quest’uomo ha potuto soggiogare un intero paese! Ma prima di tutto ciò, cari telespettatori, vi chiedo di restare di fronte ai vostri televisori per un breve intervallo pubblicitario.
Silvio: Di un po, mica è male quello che fai, là!
Fedele: E' un piccolo blues che ho composto, in tutta umiltà!
Silvio: Ha già un titolo?
Fedele:Io pensavo Silvio Blues...
Silvio: Silvio Blues?
Fedele: Vorrei tanto che lo cantasse...
Del personaggio reale, il protagonista Silvio conserva gli attributi esterni (spinti all’eccesso) ma in lui si agita un desiderio nuovo che metterà in crisi tutta la sua esistenza. Cantare. Ritrovare la libertà perduta. Tale è la sua nuova ambizione, unica scappatoia alla sua mostruosità. Il personaggio della fiction entra in conflitto con l’uomo della storia. Il protagonista si ritrova allora nel cuore di un’azione in cui la battaglia non è più con i suoi avversari politici ma con se stesso. La storia ci giunge attraverso i racconti incrociati del protagonista e del suo entourage (la madre atroce, la sposa delusa, la figlia ribelle, il fido servitore, i suoi avversari politici…) contrappunto tra fatti e follia, tra parabola sul potere e desiderio di libertà. Questa polifonia trova il suo apogeo nel processo in diretta televisiva, versione faceta del processo speditivo dei Ceausescu, durante il quale in un ultimo exploit canoro, Silvio, vincerà i suoi avversari e ritroverà l’amore del pubblico. Ma la caduta è inesorabile, per rinascere, il protagonista dovrà andare fino in fondo alla sua schizofrenia e distruggere per sempre il suo doppio.
Pur partendo da un personaggio reale, Silvio Blues è l’antitesi di uno scritto naturalista. Gli elementi presi alla realtà sono un pretesto per creare un personaggio unico, sintesi complessa di diversi caratteri, superiore all’individuo esistente. Silvio Blues si colloca nella tradizione del grottesco, di Jarry e Ionesco ma anche della commedia all’italiana, dove il comico e il tragico, dove il riso e l’incubo, oscillano continuamente.
Per ulteriori informazioni sul testo e sul suo autore
2011 All Rights Reserv ed Contact info: andreamarcelli_orange.fr