(...) La satira può essere irriverente senza fare male gratuitamente, l'umorismo e la satira sono mondi contigui e sovrapposti dentro cui si può giocare spostandosi rapidamente distinto dalluno all'altro nello stesso fulmineo pensiero, nella stessa battuta. Ci si può preoccupare dell'ingenerosità del sarcasmo anche senza rinunciare alla voglia di mettere alla berlina difetti o cadute di stile. Leggo Enzo Costa, insomma, e sento un'aria di buona cultura, di civiltà vigile, capace di tenere sotto controllo temperatura e gradazione delle parole. Vi riconosco la sensibilità che misura le cose e le persone. Vi colgo perfino, augurandomi che il concetto non finisca nella serie del parla come mangi, la capacità rara della comprensione weberiana.
(...) Enzo Costa è tra i pochi che porti in questo mare comunicativo, al tempo stesso troppo ossequiente e troppo villano, un bagaglio di educazione e di irriverenza. Di insolenza dolce, tenera, mi vien da dire. La stessa del bambino che dice cose terribili (vere) senza lintenzione di ferire. Che conservi a lungo questo bagaglio.
Col senno di prima è una raccolta di corsivi satirici usciti sull'Unità dal 2009 al 2011. La maggior parte nelle 15 righe della rubrica settimanale Chiari di lunedì , alcuni più lunghi in altri spazi, giacché l'autore non si contiene. Ma lo fa a fin di bene, per tracciare un piccolo diario, divertito ed agghiacciato, che ci offra un punto di vista a dir poco unico: il suo. Come recita il sottotitolo, sono affreschi in tempo reale di un paese surreale, quelli esposti in queste pagine, debitamente decorate dalle indecorose cattiverie grafiche di Aglaja. Una galleria di tipi, tipetti e tipacci italici spesso colti sul misfatto. Nello scorrerla si provano molte vertigini, vedendo come siamo precipitati, ma anche qualche piccola speranza, scorgendo come si potrebbe risalire. L'operina si chiude con una serie di epitaffi in rima, tanto per tirarci su il morale. Se è esagerato dire che leggendo questo libro si capisce lo stato di salute dellItalia, non lo è sostenere che si intuisce lo stato psichico dell'autore sottoposto a tre anni di politica italiana. Abbiate pietà di lui.
Questo è un diario men che minimo, ammesso si possa dire, e parziale, detto in due sensi. Parziale, perché ragiona e sragiona su una minuscola porzione dell'infinito tappeto (blue-carpet, dal colore politico dell'epoca) di fatti, misfatti e disfatte srotolatosi in questo meraviglioso e sciagurato paese, davanti ai nostri occhi più o meno attoniti, dal 2009 al 2011. Parziale, perché di parte: e questo lo si può ben dire, senza dubbi linguistici o filosofici. Il requisito tecnico necessario, pur se non sufficiente, affinché l'etichetta di diario non risulti taroccata, è proprio quello della piena soggettività di attenzioni, distrazioni, valori, umori e malumori trasudante dal manufatto in questione. Tanto più se poi al suddetto, pacifico sostantivo si associa il diabolico aggettivo satirico. Diario satirico è una micidiale accoppiata lessicale che non istiga subdolamente alla faziosità chiunque la traduca in oggetto munito di copertina e pagine. Fa di peggio e di più: la faziosità, il compilatore di quel quaderno di perfidie cadenzate si sente in dovere di sventolarla con fiera sfacciataggine. Sapendo benissimo, per pratica più che per teoria, come l'unica satira possibile sia quella che parte da un solo punto di osservazione, il suo, che gli fa vedere o non vedere le cose, e una volta viste o non viste gliele fa gradire (di rado) o schifare (di frequente). Satira bipartsan, se riferita ad un unico autore come meta deontologica alla quale egli dovrebbe tendere, è forse il più ottuso dei precetti e degli ossimori, una definizione più insulsa ed improponibile di - che so - "integralismo tollerante" o - per andare sulla fantascienza - "Berlusconi liberale". Ecco, l'ho detto, il nome: è Lui, il Premier Papi, il protagonista di questi tre anni di brevi corsivi usciti con inesorabile regolarità sullUnità, per la rubrica Chiari di lunedì (più qualcuno, un po meno sintetico, adeguatamente ad personam per il Premier inter impares e sue propaggini catodiche). O forse non è Lui: più che da protagonista, fa da sfondo umano e fardato: davanti - ad invocarlo, evocarlo, venerarlo, scimmiottarlo nei comportamenti, nei vaniloqui e nei riflessi pavloviani - ci sono i suoi adepti-sottoposti, vieppiù teleguidati e al tempo stesso obnubilati dal Capo: imPapinati. Loro e sotto sotto, chi più chi meno, anche noi. Da ultimo, sussurriamolo, un po' meno: se c'è una tendenza (e sottolineo se) che si coglie, sfogliando questi miniaffreschi in tempo reale di un paese surreale con corredo di vignette maligne firmate da Aglaja, è che - rispetto all'ipnosi di partenza - si moltiplicano i segnali di sano disincanto (di arrivo?). Oggettivamente, lo si sapeva, avendo vissuto i risvegli sociali, culturali, elettorali e referendari dell'ultimo anno. Soggettivamente, mi auguro lo si noti un po' di più, o almeno sorridendo qua e là, nello scorrere i fogli che seguono. Buona lettura, del diario in prosa e dell'appendice in rima: epitaffi su papisti e non per un epilogo allegramente funereo.
E.C.
- l'Unità 03-08-2009 -
Tema di Silvio
Il tema è uguale per tutti (Berlusconi ha ragione, il Pd torto), con variazioni standard ("Difatti gli elettori ci premiano", "Dovreste mollare Di Pietro"). L'esecuzione cambia: Scajola modula la melodia in un continuo contrappunto di pieni e vuoti. Lente e potenti emissioni sonore si alternano a pause solenni, con fiero sommovimento a raggiera del capo, vagamente craxiano. Cicchitto opta per il basso profilo, o meglio il basso tre quarti: esegue cioè in sfavore di telecamera, cui offre oltre metà del volto sfigurato dalla tensione e dagli occhialetti precipitati sul naso, sintonici ad una tonalità sommessa intrisa di accenti amari e ciociari. Bondi, virtuoso del registro ossequioso, si va colorando di tinte sdegnose ("Si vergogni!"), evocanti vilipendi alla Divinità arcoriana. Capezzone, esponente della scuola mutante-petulante-ammiccante, intona Berlusconi con l'estasiato trasporto con cui, un tempo, intonava "Divorzio e aborto". Concupendo la telecamera e incupendo noi. Enzo Costa
- l'Unità 10-08-2009 -
ALTRI SOLISTI
Seconda puntata sugli interpreti di partito dello spartito catodico "Berlusconi ha ragione, il Pd torto" (e invariabili variazioni anti-opposizioni), che si esibiscono sui palcoscenici Raiset. Paolo Bonaiuti è il maestro dello stile vecchio crooner, occhio diritto in camera, testa mollemente ciondolante, aria da avanzo di night-club con spettro esecutivo oldstyle compreso fra tocchi glamour da esportazione (modello Frank Sinatra) e guizzi nostrani (modello Teddy Reno). A volte si incanta, ma si può dare la colpa al filmato difettoso. Gianfranco Rotondi sopperisce a evidenti limiti tecnici (emissione chioccia, intonazione precaria) con una latente ma travolgente energia: ogni sua esecuzione trasmette entusiasmo. Quello dell'esecutore stesso, felicemente incredulo di meritare cotanto ruolo. Nicolò Ghedini è il Sid Vicious azzurro: predilige stilemi punk, fra cacofonie moleste, epiteti sonori, occhiatacce e boccacce assortite. Spaventa le vecchiette, ma rassicura Papi. Enzo Costa
L'Irpef a due sole aliquote. L'abolizione dell'Irap. L'abolizione del bollo auto. L'abolizione dell'imposta sul noleggio delle bici. Il ritorno al posto fisso. Il ritorno al lei sul posto di lavoro. L'abolizione della pausa pranzo. L'introduzione della pausa pisolino. L'abolizione dell'articolo 1 della Costituzione. L'abolizione dell'articolo il nella conversazione. L'invio di 30.000 soldati a presidiare le città. L'invio di 35.000 bagnini a presidiare le spiagge. La reintroduzione dei dazi e dello jus primae noctis. Una scritta che nei titoli di coda dei programmi tv indichi lo stipendio dei conduttori. Una voce che durante le sigle iniziali dei programmi radio reciti lo stipendio del possessore della voce. (Annunci di Papi e sottoposti dal 94 a oggi, mai concretizzati, spesso reiterati, sempre oggetto di dibattito mediatico e distraenti rispetto alle leggi ad berluscam. Qualcuno, in verità, l'ho inventato io, ma è credibile come gli altri).
Enzo Costa
- l'Unità 18-01-2010 -
SIGNORINI BUONASERA
La linea difensiva articolata dei papisti sparsi sul territorio catodico ha un limite: obbliga allo zapping, col rischio della dispersione di pubblico e di alibi da rifilargli. Servirebbe pertanto, per veicolare al massimo di audience la summa di arringhe e tattiche adottate, un Difensore Unico che le incarni in tutti i talkshow. Urge cioè un ogm (onorevole geneticamente modificato) che giuri di conoscere da più di tre anni la Fidanzata Stagionata di quel maniaco della fedeltà di Silvio, e che riveli compiaciuto "A Lui piace la carne fresca!". Uno che fugga berciando dallo studio e che resti lì, che brandisca il dito medio alternandolo alle mani giunte, che difenda il Premier Papi da cattolico e da teorico della libera prostituzione, che chiamando col cellulare il programma di cui è ospite urli due volte Questo è un postribolo!: una a mo' di offesa, una a mo' di complimento. Enzo Costa
- l'Unità 31-01-2011 -
L'ON. SANTACQUALARUPI
EPITAFFIO DI DANIELA SANTANCHÉ
La portòo' via un accidente
a cui non si trovo'ò rimedio:
di colpo, sciaguratamente,
le si blocco'ò il dito medio.
EPITAFFIO DI CARLO GIOVANARDI
Per quanto asceso in Paradiso
bofonchio'ò scuro "Me ne andrei":
non fu capace a far buon viso
quando scopri'ì che Dio era gay.
Testi di Enzo Costa, vignette di Aglaja
Enzo Costa è giornalista e autore (non solo) satirico. Si definisce umorista umorale, ma soltanto quando gli gira. È nato a Genova nel 1964, e si nota (l'anno di nascita, non la città). Adora da sempre lasciare il segno: dopo aver firmato su Tango, Cuore, Linus, Smemoranda, Il Salvagente e Micromega , oggi - irriducibile dell'autografo - firma su la Repubblica e l'Unità , oltre che sulle pagine web di Articolo 21 e OLI , Osservatorio Ligure sull'Informazione. Ha un sito ed un blog personali, rispettivamente Il Lanternino e Il blog del Lanternino , nonché il blogautore su Repubblica Genova C'è post_ per Costa : tutti sono perfidamente illustrati dalle vignette di Aglaja .
Ha pubblicato per Comix Sessanta Sette , il primo manuale di esoterismo virtuale (1996), per Frilli Lanternini per tutti (2003) e A farla breve (2009), per Editori Riuniti Rime bacate (e aforismi da banco) (2010). Insieme ad altri autori e vignettisti, è presente in Carognate di Natale (Gremese, 2008), antologia curata da Massimo Bucchi, e nei vari volumi delle Formiche e delle Cicale , a cura di Gino & Michele. Nell'aprile del 2011, lo Stabile di Genova ha messo in scena al teatro Duse una rappresentazione dei suoi testi, intitolata Quanto Costa! .
Aglaja (Gabriella Corbo) è nata a Savona nel secolo scorso, vive a Genova da molti anni, non ha ancora deciso dove terminerà i suoi giorni.
Si reca pressoché quotidianamente in un casermone bianco dove brufolosi adolescenti la salutano chiamandola prof.
Pur definendosi persona seria, Aglaja sfoga le sue perversioni grafico-letterarie sul web: oltre a illustrare e vignettare su blog e sito personali del giornalista e scrittore Enzo Costa e sul suo Blog Autore di Repubblica.it (dove illustra gli articoli di Enzo e ha una sua rubrica: DOMENICAGLAJA ), la vignettista collabora con la neswletter OLI (Osservatorio Ligure sullInformazione) e non paga - illustra, vignetta e scrive sul sito AGLAJA: Parole e Figure , (e su blog personali che chiude e apre con preoccupante schizofrenia).
Nel 2010 ha vinto il primo premio al concorso nazionale Sapete come mi trattano? , indetto dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) per la categoria vignette, premio attribuitole dal Comitato d'onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura (tra cui, per le vignette, Massimo Bucchi di Repubblica) e del movimento per i diritti delle persone con disabilità.
Aglaja fruga instancabile nella immensa rete del web, alla ricerca di foto e immagini da reinventare, ritagliare, deformare, contorcere, (de)colorare, seguendo il bandolo della propria perfidia e di una inquietante tendenza alla grafica flambée.