Raffaella Benetti, autentica rivelazione del Festival Ferré, ha riproposto parte del suo repertorio da lei abilmente tradotto lasciandoci stupefatti per la sua maturità interpretativa e una voce di rara bellezza, limpida e ferma, che auspichiamo di sentire in più ampi panorami di comunicazione ma la sua scelta "in direzione ostinata e contraria" (De André) alla canzonetta nazional-popolare non le agevolerà il cammino e per questo le siamo solidali.
Mauro Macario
Emozionante, da brividi, Femme Piano, rilettura italiana della grande interprete francese Barbara. La firma la veronese Raffaella Benetti.
Roberto Casalini
Raffaella Benetti, traduttrice e interprete di Barbara. La giovane cantante e attrice, che ama lasciare nelle sue traduzioni parole in francese, afferma una totale identificazione con l'autrice tradotta. Come Barbara cantava se stessa, lei vuole cantare Barbara. Ritiene fondamentale che l'apporto autobiografico di Barbara emerga nella traduzione.
www.bielle.org
"J'ai écouté avec plaisir votre CD sur lequel vous interprétez d'une façon admirable la sélection figurant sur ce support."
(Ho ascoltato con piacere il vostro CD nel quale interpretate in maniera ammirevole..."
M. F. Pierre Ribert
Directeur de Les Editions Métropolitaines
Si respira un'aria insolita in "Femme piano", il cd di Raffaella Benetti dedicato alle canzoni dell'artista francese Barbara... E l'aria mossa da questo disco è lontana dalle suggestioni del nostro paese, più vicina a esperienze mitteleuropee di altre chanteuse alle prese con il repertorio della canzone d'autore internazionale (Marianne Faithfull, Ute Lemper - solo per fare due nomi).
L'arte di Raffaella Benetti meriterebbe molta più attenzione.
Giulio Brusati
"Due B per una canzone di serie A"
Femme Piano: Raffaella Benetti traduce e canta Barbara [...].Canzoni i Interpretate ma non solo: perché Raffaella Benetti ha anche condotto felicemente in porto la difficile impresa di tradurre in italiano questo raffinatissimo repertorio; e che l'impresa sia riuscita lo si è già capito a Sanremo, al recente convegno del Club Tenco sul tema delle traduzioni in canzone, al quale la Benetti è stata invitata proprio in virtù di questo lavoro.
Enrico de Angelis
"Votre voix et la langue italienne se prêtent parfaitement à l'interprétation de Barbara: le mariage est réussi! Beaucoup de sentiment et de retenue dans les chansons tristes ou graves et beaucoup d'allant dans les autres: c'est le secret.
[...] ce beau travail que vous accomplissez pour faire connaître l'uvre de Barbara"
(La sua voce e la lingua italiana si prestano perfettamente all'interpretazione di Barbara: il matrimonio è riuscito!...)
M. B. Merle, Président de l'Association Les Amis de Barbara
Raffaella Benetti interprète de fort belle façon les chansons de Barbara en italien. Elle signe les textes des versions italiennes.
(Raffaella Benetti interpreta in bellissima maniera le canzoni di Barbara in italiano)
François Faurant
...è la miglior Barbara che ho sentito (dopo Barbara, naturalmente), ma adesso non ha rivali. Veramente brava.
Guido Michelone
Votre travail et votre interprétation nous plaisent énormément.
L'idée est belle de chanter certaines chansons en français (que vous maniez très bien) et d'autres en italien. Je parle un peu l'italien moi-même, et je trouve vos traductions excellentes parce que très fidèles. Je pense en effet que pour amener Barbara au public, il faut qu'il puisse entendre ses mots.
Certains ont fait l'erreur de vouloir les interpréter au lieu de les donner.
J'aimerais tellement assister à l'un de vos concerts[...] on pourrait imaginer que vous chantiez à Paris, ou ailleurs en France, un jour pour nos adhérents.
Martine Worms, pour Perlimpinpin-Barbara
Lo spettacolo nasce dall'amore dell'autrice ed interprete Raffaella Benetti per la poetessa statunitense Emily Dickinson e si gioca su diverse forme d'espressione: musica, danza e parola. Una personalità forte e di grande passionalità quella che la Benetti ha fatto trasparire con la sua interpretazione.
Un'esplosione vulcanica preannuncio di una successiva chiusura. Nessuna sottomissione alla società e alle convenzioni era accettabile per la Dickinson. Il ritratto tracciato da Raffaella Benetti ha preso vita dai suoi movimenti, dalle danze, dalle poesie della stessa autrice e dalle musiche, questi linguaggi mescolati tra di loro hanno generato un sottotesto in grado di esprimere il profondo dualismo tra vita e arte.
Elisa Albertini
Luce e tenebra, estasi della solitudine e brama del contatto, felicità del vuoto e ricerca della pienezza, raggelato rigore puritano e il sotterraneo fremito della passionalità: di queste contraddizioni,
di queste tensioni vive la poesia di Emily Dickinson, così come il partecipe, intenso ritratto teatrale che Raffaella Benetti ci offre in questo spettacolo. Scavando luce in quella tenebra diurna con una lampada,
come la figura di un dipinto seicentesco, Raffaella-Emily misura e delimita lo spazio alternando titubanza e fermezza; e vi traccia il recinto incantato della propria felice e disperata prigione, dove si rinchiude con il suo tavolino, scrittoio e barricata, posseduto quasi fisicamente come un nido sul quale appollaiarsi o un palcoscenico su cui danzare.
Nicola Pasqualicchio
Emily Dickinson è vissuta in punta di piedi, mentre nel suo animo tempeste furibonde si agitavano. Passionalità poi cristallizzata in forme quotidiane, che non incutono paura, né a lei né al mondo.
Così, in punta di piedi, scalza, è avanzata Raffaella Benetti dalla platea verso il palcoscenico. Avvolta in un vestito bianco, con due gigli bianchi in mano. Ma la sua voce, la sua declamazione cantata hanno restituito le vibrazioni dell'animo di Emily al pubblico che ha gremito il Teatro Filippini alla «prima» nazionale dello spettacolo «Emily» .
Silvia Siena
Raffaella ha ipnotizzato il pubblico con la sua capacità di interprete, trasportandolo in una Parigi viva di arte, etoiles e segrete emozioni.
Emily Forlini
Abbiamo visto con stupore lo spettacolo La città di Brecht di cui Gàmbula è autore, curatore e unico attore in scena insieme a Raffaella Benetti, che suona e canta celebri canzoni di Brecht. Lascia stupiti per lo sforzo esatto di cercare un contatto tra una serata di teatro e un presente complesso e sfuggente. E per una capacità tecnica indiscutibile di entrambi gli interpreti che è lì a sostenere tutto e non a compensare mancanze. È uno spettacolo, per così dire, attraverso Brecht, non una messa in scena di Brecht. Ci sono le sue canzoni, porzioni dei suoi testi e di altri, come qualcosa che si è strappato a razzie invisibili.
Milena Massalongo
Rischiava, Raffaella Benetti. Senza un nome victorioso, senza aloni cinematografici d'élite, senza inseguimenti in conferenze stampa, senza papaveri in prima fila.
Quasi sans-papier.
Senza ballerini con botti di tacchi sul palco di legno, senza rutilanti abiti in cui inciampare. San Benedetto come Nantes. Il nuovo Concordia quieto. Dopo il Macario guerriero ed elegante a sguainar parole, voilà Raffaella/Barbara/Ferré. Quelli giusti.
Noi, attenti: abbiamo ascoltato la Francia del nord, respirato la Parigi che non era di moda, passeggiato tra i libri della rive-gauche.
Raffaella scalza. Normale. I "musicisti in fuga" di Paolo Conte: tre ombre sicure, nessuna ricerca d'applausi, occhi che si parlano.
Raffaella mai attrice. Solo artista.
Merci!
Giorgio Camaioni
Il concerto di Raffaella Benetti ci propone unaltra rara e ghiotta occasione, quella di poter degustare le straordinarie interpretazioni che questa raffinata artista fa delle canzoni di Barbara e, nelloccasione, di quelle di Ferré
dal Sito di Gino Paoli
Protagonisti dell'evento il quartetto d'archi veronese Les Quartettes e la camaleontica soprano solista Raffaella Benetti con lo spettacolo in prima nazionale Al di là della Montagna, un intenso quadro musicale sulla Prima Guerra mondiale, che spazia dalle marce delle truppe americane ai canti dei soldati napoletani, da brani popolari russi allo swing degli anni venti, da Brecht ai canti dei nostri Alpini.
Un repertorio che vuole mostrare la luce e l'ombra della Grande Guerra, la sua profonda disperazione ma anche l'indispensabile ilarità che si creava tra i soldati, tra la gente che voleva sopperire proprio a quella disperazione.
La canzone francese, il cabaret tedesco, la canzone d'autore, il teatro e la danza.
Prima cantiamo e balliamo perché ci piace, per esprimere la gioia o il dolore, per accompagnare gli atti della nostra vita. Poi qualcuno ci dice che siamo bravi e ci mette in testa che si può guadagnare con questa passione. Allora entriamo in un mondo in cui ogni altro appassionato diventa un nemico e ci sembra che fare quello che prima ci dava gioia sia ora una lotta contro qualcun altro. Se vive lui, muoio io.
Siamo leoni che fanno a gara per rubarsi il posto di leader, di capobranco.
E perdiamo di vista la passione che era il senso primario del tutto: la voglia di cantare o di ballare per gioia, per dolore, per esprimere il nostro profondo.